top of page

Giulia

Giulia aveva capelli lunghi color rame, occhi verdi come il mare.

L'ho incontrata quel giorno in spiaggia, camminava a testa bassa e sembrava assorta in chissà quali pensieri.

Non mi ha notato Giulia, mi è passata avanti strisciando i piedi a terra, sulla battigia.

I suoi piedi accarezzavano l'acqua gelida di una mattina di Aprile, il mare era di un colore indefinibile, molto simile ai suoi occhi.


Conobbi il suo nome solo il giorno dopo, il giorno seguente a questo che vado a raccontare.


Giulia era bellissima, sono rimasto ipnotizzato dalla sua figura.

Camminavo dietro lei, in quel tratto di mare che giunge fino al molo. Il molo sembrava un lungo braccio che teneva in pugno il faro, quel punto a me tanto caro e meta di camminate senza fine.

Giulia ogni tanto fermava il suo cammino e voltava la testa verso l'orizzonte.

Ferma in quella posizione, scrutava il mare.

Mi fermavo anche io, non volevo si accorgesse che la stavo seguendo, non volevo interrompere il suo cammino.

La curiosità di sapere dove sarebbe arrivata, stava crescendo dentro me.

Avevo come l'impressione di provare le stese sensazioni che stava vivendo lei in quel momento.

Ero triste anche io;Dio solo sa quanto.


Avrei voluto fermarla, dirgli chi ero e quello che provavo, ma non ci sono riuscito.

Una voce dentro me, mi suggeriva di non disturbarla, di lasciarla andare avanti per la sua strada.


Giulia continua la sua marcia, ora accelera il passo: quasi faccio fatica a stargli dietro, sembra scossa da una rabbia che la spinge più forte.

Non devo farmi notare, quando si ferma simulo una deviazione, senza staccare gli occhi da lei, ormai rapito dal suo fare.


Sento il suo respiro dentro me, ascolto il suo pensiero, che si fa sempre più triste, come il mio.

Il molo è vicino, gli scogli sono in vista, Il panorama è bellissimo.

Il cielo color ghiaccio sopra il mare, di un verde smeraldo mai visto.


Giulia sale sul molo e gira verso il faro, le sono dietro a venti metri.

Sembra che ancora non mi abbia notato, oppure mi sta solo ignorando: sono perplesso.

Il suo passo ora è deciso ma non veloce come prima.

Il mare è li davanti, l'orizzonte incontra quei due colori contrastanti, come le sensazioni che io adesso provo.

Vorrei chiamarla, ma la voce mi si strozza in gola. Ad un tratto si ferma, rimane un attimo immobile. Guarda dritta verso il faro, ancora lontano, poi di colpo si gira e mi guarda fisso negli occhi. Rimango impietrito, non me lo aspettavo. Sono più vicino in quel momento, riesco a vedere bene i lineamenti del suo viso. I suoi occhi sono due perle verdi , mi scrutano dentro, fino in fondo alla alla coscienza.

Sto per dire qualcosa, ma non so come rompere quel ghiaccio così spesso.

La sua espressione muta improvvisamente, il suo viso si fa dolce, un sorriso affiora dalla sua bocca.

Non faccio in tempo ad intervenire, si gira e riparte accelerando ancora una volta la sua marcia.

Quel sorriso aveva aperto una speranza nel mio cuore, ho visto per un attimo un braccio teso, un richiamo di aiuto, la speranza che quel incontro, fosse la soluzione.


Giulia aveva in mente altra cosa, forse io non avevo capito, la sua mente era affollata di ombre, delle quali io avevo paura.


Giulia ora è vicina al faro, il molo termina li. Di fronte solo il mare, solo l'orizzonte, solo la speranza di trovare un perchè.

Ora è ferma e guarda verso l'orizzonte. Tiene le mani sulla balaustra che protegge lo spazio fra il cemento e il mare.

Le sono vicinissimo, potrei quasi toccarla.

Sento il suo pensiero che si fa cupo, non reggo quella sensazione, continuo ad avere paura.

Decido di toccarle una spalla, mi avvicino ancora di più. Lei è completamente immobile.

In quel momento il mondo sembra fermarsi insieme a lei.

Mi muovo piano, cerco le parole da pronunciare ma non faccio in tempo neanche a sfiorarla: le si solleva spingendo con le braccia in alto e salta il parapetto con un balzo deciso e inaspettato.

Si tuffa in mare e scompare sotto quel letto verde senza che io riesca neanche a pronunciare una parola.


Sono disperato, non so che fare. Urlo come un pazzo in cerca di aiuto, ma in quel momento non c'è nessuno.


Il mondo è fermo, sono l'unico spettatore di questa storia.

Salgo sugli scogli che si innalzano ammucchiati sopra il muretto alla destra del faro.

Sono in preda alla paura ed a una sorta di isteria che mi blocca i muscoli.

Devo muovermi però, devo provare a salvarla.

Scendo a fatica fra gli scogli che proteggono il molo dalla forza del mare.

Trovo un varco e giungo fino a livello dell'acqua.

Scruto lo specchio di mare dove Giulia si è buttata: nessun segno di vita.

Giulia è scomparsa.

Mi butto e provo a mettere la testa sott'acqua: non vedo niente.

Provo un' immersione, scendo giù fino al fondo, l'acqua è freddissima, avverto delle pugnalate alla schiena.

Non c'è niente li sotto. Provo e riprovo a scendere giù, ma,...niente.


Giulia è volata via, Giulia non c'è più.

Mi arrendo e risalgo sugli scogli. Sono esausto e smarrito.

Torno sul molo, proprio li dove poco prima Giulia si era tuffata.

Sento ancora il suo pensiero, sento la sua presenza.

Ora è più serena, ora la sua mente è libera.

Quella sensazione continua e mi culla la mente, mi dona un alito di pace.


Forse non l'ho mai vista, forse non l'ho mai incontrata.

Giulia è un sogno? oppure realtà?


Cammino gocciolante e infreddolito verso casa. Sono stranamente sereno.

Giulia è dentro di me, ora è lei la mia parte migliore.


Roberto Fratini



Post recenti

Mostra tutti

Commenti


bottom of page